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S.I.G.G.M.I. - Società Italiana di Geografia e Geologia Militare
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Nella pianificazione delle operazioni militari, la geologia e la morfologia dei terreni hanno sempre avuto un ruolo di primo piano in tutti gli eventi bellici. Sun Tze vissuto alla fine del VI secolo a.C, nel suo trattato sull’Arte della guerra, distingueva sei tipi di terreno affermando che “ Questi sono i sei principi connessi con la terra. Il generale comandante che ha ottenuto questa responsabilità deve studiarli attentamente”.
Nella guerra moderna i movimenti delle truppe a piedi o con mezzi motorizzati possono essere impediti o rallentati dalla morfologia e dalla tipologia del terreno, queste caratteristiche naturali possono essere sfruttate dai comandanti per trovare adeguate scelte difensive.
Durante le operazioni belliche per lo sfondamento della linea gotica nel settore adriatico, le truppe tedesche della Decima Armata al comando del Feldmaresciallo Kesselring, riuscirono anche sfruttando le caratteristiche morfologiche del terreno interessato dall’avanzata, ad ottenere quella che è stata definita in senso strategico “ l’ultima vittoria tedesca nella seconda guerra mondiale ”.
L’ attacco in questo settore iniziò il 25 Agosto 1944 e si prolungò fino al 27 Settembre 1944, dove circa 700.000 uomini con migliaia di carri armati e cannoni combatterono per il controllo di un’area compresa nel triangolo Pesaro – Rimini – San Marino, scopo dell’offensiva, nei piani del primo ministro inglese Sir. Wiston Churchill, era quello di raggiungere nel più breve tempo possibile la pianura padana per riuscire a dispiegare il superiore potenziale bellico, sconfiggere l’esercito tedesco in Italia e portare le truppe alleate nei Balcani prima dell’arrivo dell’Armata Rossa.
La responsabilità del fallimento dell’offensiva, viene oggi data alla “important divergence” tra le strategie della Gran Bretagna e degli Stati uniti nel condurre la campagna in Italia, ma un fattore altrettanto importante può essere individuato nella superiore tattica tedesca “Auftragstaktik” basata sul lasciare le decisioni riguardanti lo svolgimento della battaglia ai comandanti sul campo. Questa condotta ha permesso, di sfruttare al massimo le difese, settore per settore, offerte dalla morfologia e dalla geologia dei terreni.
L’area infatti è caratterizzata principalmente da rilievi a cuestas (Tavoleto, Montecalvo) frutto di erosione selettiva a spese dei terreni costituiti prevalentemente da alternanze arenacee e pelitiche di età pliocenica da dorsali anticlinali costituite da formazioni mioceniche più dure (Gemmano) e di colline dai versanti dolci in formazioni prevalentemente argillose (Coriano), le cui quote gradualmente diminuiscono fino alla pianura costiera adriatica.
Furono realizzati osservatori di artiglieria nelle creste collinari, da dove si potevano agevolmente controllare i lenti spostamenti delle truppe e dei mezzi nelle strette strade di campagna, si crearono centri di fuoco da posizioni dominanti sfruttati fino all’ ultimo istante prima di abbandonarle per fortificare le creste successive.
Inoltre la particolare morfologia creata dalle incisioni fluviali dei fiumi Foglia, Conca e Marecchia con una struttura di crinali e fondi vallivi alternati e la particolare struttura calanchiva della maggior parte dei versanti dovuta alla composizione prevalentemente argillosa dei terreni offrirono ai tedeschi la possibilità di numerose scelte difensive, la stessa viabilità costituita principalmente da strette strade sterrate con fondo argillo-sabbioso crearono notevoli difficoltà allo spostamento dell’immenso apparato in mezzi e uomini messo in campo dalle forze alleate.
I tedeschi riuscirono così con un rapporto di forze del 3 a 1 in uomini e decisamente superiore in mezzi ad ostacolare l’avanzata dei reparti dell’ottava armata sulle colline tra le Marche e la Romagna e contribuire così al fallimento della strategia alleata nel settore italiano.