Battaglia di El Alamein

132° Reggimento fanteria carrista – Relazione ufficiale

La relazione sul fatto d’arme del 3-4 novembre 1942 dell’allora Comandante del 132° Reggimento f. c., Col. Formenti, descrive in modo inequivocabile come andarono le cose:

La sera del 2 novembre il Comandante della Divisione mi ordina di riunire il Reggimento, che trovavasi schierato su vastissimo fronte e che aveva già concorso con un battaglione, unitamente a reparti corazzati tedeschi, a respingere attacchi di reparti inglesi, e di portarmi durante la notte nella zona di Deir el Murra per contrastare l’avanzata inglese e permettere il ripiegamento dell’ala sinistra dello schieramento dell’Asse. Effettuati gli spostamenti ordinati, alle prime luci dell’alba il Reggimento raggiunge la posizione indicata ove assume il seguente schieramento: X Battaglione e V Gruppo semoventi in prima linea, IX Battaglione e VI Gruppo semoventi subito dietro, XIII Battaglione di rincalzo.

Gli equipaggi, sebbene stanchi, sono di morale altissimo.

Partecipano al combattimento complessivamente centoundici carri M 13 e 14 in perfetta efficienza e dodici semoventi. Verso le 8,30, mentre il nostro dispositivo è preso sotto il fuoco di artiglieria di tutti i calibri, appaiono in lontananza, in direzione nord-est sud-ovest le prime formazioni corazzate nemiche che avanzano a ferro di cavallo. La massa si ingrossa ben presto fino a raggiungere il numero di circa duecentocinquanta mezzi corazzati.

Ancor prima che il nemico sia giunto a distanza balistica il combattimento si delinea assai duro. Il Reggimento è pressoché solo a sostenere l’urto: a sinistra, molto indietro rispetto allo schieramento, una compagnia tedesca di pochi uomini; a destra, arretrato, un battaglione bersaglieri.
Nel frattempo anche l’aviazione nemica, con masse di ventiquattro aerei alla volta, non dà tregua, sorvolando lo schieramento con azioni di bombardamento e mitragliamento. Viene colpito qualche carro […]. Giunti a circa millecinquecento metri, i carri inglesi iniziano la loro azione di fuoco […] qualche carro rimane colpito […] non siamo in grado di reagire a causa della distanza, per noi ancora troppo elevata. Si cerca di diminuire le perdite manovrando continuamente. L’aggressività nemica è sempre più minacciosa, le formazioni inglesi avanzano lentamente, specialmente sul fronte, facendo continuamente fuoco contro i nostri reparti, che continuano a rimanere saldi e compatti.

Appena i mezzi avversari sono a distanza utile di tiro, i nostri carri aprono con calma e precisione il fuoco sulla formazione avversaria che subisce qualche perdita ed ha un momento di arresto. Ordino al X Battaglione ed al V Gruppo semoventi di contrattaccare senza indugio, ciò che viene subito eseguito, infliggendo al nemico perdite sensibili, specie per opera dei semoventi. Qualche carro avversario brucia.

Appare evidente che il nemico non si aspettava la nostra mossa per cui dall’attacco frontale passa ad un attacco laterale con una manovra di avvolgimento.

Verso le 13 altre formazioni corazzate nemiche, seguite da fanteria, sono riuscite ad avviluppare completamente il nostro fianco destro e sinistro.
Verso nord viene subito inviata, allo scopo di tentarne l’arresto, la Compagnia Arbib del XIII Battaglione; mentre sul fianco destro una rapida conversione delle altre due compagnie del XIII Battaglione viene fatta eseguire per fronteggiare la minaccia incombente. Contemporaneamente viene ordinato al X Battaglione di arretrare leggermente per portarsi in linea con il IX, che sostiene da solo gli attacchi nemici.

Gli equipaggi fanno a gara nel distinguersi per valore, eroismo, tenacia, specie nel contrattacco. Le perdite sono ingentissime: il IX Battaglione ha venticinque carri colpiti ed incendiati, il X ne ha ventidue colpiti, dei quali sette incendiati. Il XIII ha subito finora poche perdite, ma la Compagnia Arbib è seriamente impegnata contro forze superiori.

Alle 15,30 il Reggimento è completamente accerchiato.

Siamo presi sotto il fuoco che giunge dal tergo, dai fianchi e dalla fronte: la situazione è critica, ma la resistenza continua senza la minima esitazione.

È soltanto alle ore 16,30 che, su analogo ordine del Comando della Divisione, i reparti vengono fatti ripiegare. Al XIII viene affidato il compito di proteggere il movimento, che ha inizio al calar delle tenebre. Il ripiegamento dei carri superstiti può effettuarsi perché il nemico probabilmente ritiene che i carri rimasti in linea siano ancora in grado di combattere, mentre invece essi sono i carri colpiti e impossibilitati a muoversi.
Nella notte gli sparuti resti del Reggimento si raccolgono nei pressi della località loro indicata, dove il giorno successivo gli undici carri superstiti, stretti ormai dal nemico incalzante, si sacrificano tutti, per testimoniare ancora una volta l’eroismo dei carristi d’Italia in terra d’Africa!
Il tenente Arbib che comandava quei resti gloriosi cadeva alla testa dei suoi prodi ed alla sua memoria veniva poi conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare.”

Estratto da A. Bondesan e T. Vendrame (2015) – El Alamein. Rivisitazione del campo di battaglia tra mito e attualità, Cierre Edizioni, 516 p.

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