Il generale Enrico Maretti, leggendario Comandante del 132° Reggimento Ariete in Africa Settentrionale scrive:

Ritornavano i carri colpiti con i primi feriti, non un lamento, non un segno di impazienza, il solo rimpianto di dover desistere dalla lotta quando più aspra era la mischia. Ho visto un capitano rientrare con le corazze più volte squarciate dall’anticarro con la testa ed un ginocchio che gli grondavano sangue, sereno e sorridente come se avesse ottenuto un premio da lungo atteso. Ha chiesto una sommaria medicazione e con il suo capo avvolto da una benda bianca e la gamba rigida si è fatto ricollocare sul mostro d’acciaio ed è corso ancora in mezzo al combattimento, a fianco dei suoi uomini che non mollavano, che rinsaldavano sempre più il muro dal quale i nemici non dovevano assolutamente passare.

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