LA CAPPA ROVENTE DEL DESERTO

I soldati italiani, notoriamente carenti in fatto di vettovagliamento e rifornimenti, conducevano un’esistenza particolarmente precaria, esasperata dal caldo soffocante dei mesi estivi, quando il termometro sfiorava i 50° centigradi, e dalle micidiali escursioni termiche imposte dallo sbalzo di temperatura tra le torride giornate e le fredde notti del deserto. Le operazioni di approntamento delle difese, la posa dei campi minati e le azioni di pattuglia si svolgevano di notte, guidati dalla luce della luna e delle stelle.

LA TORTURA DELL’ATTESA

«Durante il giorno, per i soldati sdraiati nelle buche da riposo, il tempo scorreva lento. Ecco il ricordo di C. Scatamburlo autore di Il loro nome era Folgore!
La giornata non passa mai: quelle dodici ore trascorse in questa inerzia pesante e struggente, col sole che batte dritto sul telo da tenda e lo arroventa peggio di una latta ondulata, mentre cerchi di mutare nervosamente la direzione degli spiragli delle finestrelle, illudendoti di infilare un rivoletto di aria fresca, ed invece di investe uno sbruffo dispettoso di ghibli, con punture di aghi roventi, sono una tortura ossessiva. Ti arrovelli, ti disperi, ti agiti, e lo smoccolare diventa un amaro sollievo, e l’imprecare alla guerra, all’umanità intera, una valvola di scappamento, ma ti accorgi che, ad agitarti troppo, sudi ancora di più e allora ti afflosci, come un sacco vuoto, e cadi in un torpore quasi incosciente.»

L’OMNIPRESENTE ARTIGLIERIA INGLESE

L’avvistamento da parte del nemico di eventuali movimenti poteva scatenare la reazione dell’artiglieria a danno del malcapitato che avesse imprudentemente segnalato la propria presenza. I veterani avevano classificato i colpi dal loro sibilo. Ecco la testimonianza di A. Bottaro nel suo Il vento del deserto, Africa Settentrionale 1942-1945:

«Per un paio di settimane ci spararono addosso con i pezzi da 25 libbre. Spolette istantanee: i colpi scoppiano appena toccata terra, spargendo una miriade di schegge […] Oramai siamo diventati maestri nel classificare i colpi. Sibilo corto e schianto rabbioso: colpo corto. Ululato prolungato, lugubre come un lupo alla luna, rumore sordo: colpo lungo. Senza sibili e botto assordante: centro.»

RISPETTO FORMALE NEL VESTIARIO

Al caldo soffocante i soldati opponevano un abbigliamento informale, rimanendo spesso a torso nudo e calzoncini, mentre invece gli ufficiali cercavano di attenersi al regolamento anche nelle critiche condizioni del fronte.

(Estratto da A. Bondesan e T. Vendrame (2015) – El Alamein. Rivisitazione del campo di battaglia tra mito e attualità, Cierre Edizioni, 516 p.)

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